Il mio CNF – Il Foro Trentino, marzo 2017

Fin dal 1926 esiste il Consiglio Nazionale Forense, disciplinato poi dal RDL del 1933. I membri erano 15 e il maschile era sia uso grammaticale che realtà effettiva: la prima donna designata al CNF fu nel 1984 l’avv. Miranda Gentile del distretto dell’Aquila, seguita, ma ben 10 anni dopo, da Carla Guidi, lucchese, che entrava al CNF nel 1994, quasi a sessant’anni, e vi permaneva poi per due interi mandati.

Un’ulteriore pausa di altri 10 anni e sono stata eletta anch’io, consigliere più giovane nella storia del CNF, nel 2010, a 43 anni, assieme a Susanna Pisano, sarda, le uniche due donne sui 26 componenti del Consiglio, cioè quanti sono i distretti di Corte d’Appello (7,7% sul totale dei componenti del CNF). L’età va sottolineata non per vanto, ma perché è una circostanza che ha influito in vario modo sul lavoro di consigliere nazionale e nelle relazioni nate con i colleghi: i consiglieri erano in buona parte avvocati all’apice della carriera, con studi avviati e organizzati, un’esperienza pluriennale come Presidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di provenienza alle spalle. L’età media era di circa 65 anni. Sarebbe interessante chiedere a loro, più che a me, quale è stata nel 2010 la reazione all’ingresso delle donne al CNF. Per quanto mi riguarda, dovevo apparire a qualcuno come simpatica mascotte, ad altri come scomoda outsider, senza il necessario pedigree del consigliere archetipico, troppo giovane – si fa per dire – per poter accedere a quell’ambiente esclusivo. Qualcuno reagì con fastidio, altri con divertimento, non furono rare le forme di opposizione, gentile e cavalleresca, ma tant’era. Qualcuno mi prese sotto l’ala con validi consigli e un po’ alla volta ho cominciato a muovermi con maggiore consapevolezza e sicurezza.

Mi rendo conto solo ora, con l’invito a scrivere questo breve intervento, di aver avuto la possibilità di vivere, sulla mia pelle e da un osservatorio privilegiato, come si usa dire, dinamiche e comportamenti spesso oggetto di studi nelle politiche di genere, e ciò senza essermene mai occupata. Anzi, ho sempre preferito dare attenzione alle questioni generali più che di genere, impegnandomi in attività di comune interesse più che di settore, vedendo il ruolo dell’Avvocatura e delle sue Istituzioni in un contesto più ampio, di correlazioni concettuali e professionali. La rappresentanza “di genere” ho preferito esprimerla cercando di mantenere un codice femminile nel modo di pormi, di presentare le questioni o anche solo di esprimere il mio pensiero: non era affatto scontato potermi muovere con uno stile diverso nell’ambiente umano e istituzionale del CNF.

Complice proprio l’età anagrafica, mi sembra di avere introdotto qualche novità, per esempio anche solo nei modi di lavoro legati all’uso di nuove tecnologie, con la soddisfazione di aver aperto prospettive di impiego di strumenti più moderni anche ad altri consiglieri, indubbiamente pieni di voglia di mettersi ancora in gioco. Non si tratta di frivolezze, ma di comportamenti e uno stile diverso si esprime anche nelle modalità di intervento nelle riunioni. Ci sono state occasioni in cui l’impressione era che intorno a un progetto il consenso fosse stato raccolto prima e poi, in riunione plenaria, semplicemente proposto, sostanzialmente replicato, comprimendo così il confronto in comune a vantaggio dell’accordo tessuto altrove. Si dirà che avviene così in tutto il mondo del potere, non dipende da uomini o donne. È vero, ma forse ciò dipende anche dal fatto che il mondo del potere è spesso appannaggio del mondo maschile e quindi i due modi finiscono per identificarsi. Ho sperimentato così che esiste un modo tendenzialmente maschile – ma anche femminile per adeguamento al contesto – di prendere la parola nelle discussioni e giri di tavolo sulle varie opinioni: ho assistito a riunioni in cui chi interveniva prendeva la parola, facendo in genere il riepilogo di quanto detto fino a quel momento, non senza esprimere consensi e a volte apparente apprezzamento per l’uno o l’altro degli interventi precedenti. Affrontare le questioni accompagnando l’intervento con un linguaggio, anche visivo, diverso, con argomentazioni esemplificate da slide, grafici, numeri ed esempi, è stata una manifestazione concreta di uno stile diverso. Ma età e tecnologia non sono tutto, non basta e non porta neppure vantaggi essere “multitasking” come si dice siano in generale le donne: pur in un ambiente dove esistono mezzi, bisogna concentrare le forze e occuparsi di un obiettivo alla volta, come gli uomini (forse).

Sicuramente gli equilibri e le dinamiche all’interno di ogni istituzione sono complessi e ho rappresentato solo qualche aspetto percepito, che però mette in luce l’impegno richiesto per partecipare alle attività del CNF, con il portato storico e tradizionale che lo ha caratterizzato fino a tempi recenti.

Con la nuova consiliatura ci sono stati diversi cambiamenti in senso più dinamico, sia nella gestione che nella fascia di età e nella rappresentanza. L’età media si è abbassata, il numero dei consiglieri è aumentato a 33 e, da marzo 2015, ci sono 8 donne al CNF (quasi un quarto dei componenti) in virtù del principio della legge n. 247/2012 che introduce il rispetto della rappresentanza di genere per i due consiglieri eletti nei distretti con più di 10.000 avvocati.

Ma questo è il capitolo di una storia ancora da scrivere.